Preci

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preciComune di Preci
Altitudine: 596 m s.l.m.
Superficie: 82,10 km²

I litotomi. La scuola chirurgica e la medicina popolare
Nel X secolo nell’Abbazia di sant’Eutizio, come in tutti i maggiori centri benedettini dell’epoca, esisteva una ricchissima biblioteca, dove tra i numerosi testi religiosi e scientifici erano presenti trattati di medicina. Inoltre esistevano sia l’orto dei semplici che il laboratorio dove venivano conservate le piante medicinali e preparate pozioni medicamentose. Nella stessa abbazia c’era poi la pratica di intervenire chirurgicamente sui corpi umani, con delle tecniche che si possono far risalire all’epoca della sua fondazione da parte dei monaci siriani, territorio in cui la chirurgia si praticava da sempre. Infatti i protettori dei medici e dei farmacisti sono i santi Cosma e Damiano, che erano siriani e chirurghi, che praticavano la loro arte in maniera gratuita, girando di casa in casa, ovunque veniva richiesta la loro benefica opera. La tesi più plausibile per cui la chirurgia fino ad allora praticata in prevalenza dai religiosi, passò ad essere esercitata dagli abitanti della vicina Preci e di località circostanti, é da attribuire alle decisioni prese dal Concilio Lateranense del 1215, in cui si stabilì che i monaci non potessero più intervenire sui corpi umani. Gli abitanti della zona, già espertissimi, come del resto lo sono ancora oggi, nella mattazione dei suini, appresero nell’abbazia l’arte chirurgica senza troppe difficoltà. I “preciani” pur essendo in possesso di una buona cultura medica generale, erano specializzati quasi esclusivamente in tre particolari tipi di intervento, quali la rimozione delle cataratte, l’ernia inguinale e la litotomia, ovvero la rimozione dei calcoli vescicali, dove risultavano veramente insuperabili, tant’è che nel XVI secolo la percentuale di riuscita in questo intervento era sorprendentemente del 90%.

Le attuali farmacie hanno origini dalla farmacia monastica e conventuale del medioevo, anche se la figura del farmacista viene riconosciuta per la prima volta nel 1240 da Federico II re di Sicilia ed imperatore del Sacro Romano Impero, che gli attribuisce l’esclusiva della preparazione e dispensazione dei medicamenti che dovevano però essere sottoposti alla supervisione del protofisico.Tuttavia la conoscenza e l’uso di rimedi naturali, soprattutto legati alle erbe era retaggio delle popolazioni locali che si tramandavano questi saperi medici di generazione in generazione.

I chirurghi empirici trasferirono il loro sapere in primo luogo ai propri figli e nipoti cosicché, in breve tempo, si originarono delle vere e proprie dinastie dei chirurghi, una trentina, che nel loro insieme costituirono la “scuola chirurgica di Preci”. Ancora oggi è possibile vedere i ferri, i libri e gli strumenti della “scuola chirurgica”, presso l’Abbazia di sant’Eutizio e presso la ex chiesa di santa Caterina dove è stata sistemata l’antenna dell’Ecomuseo che si occupa della chirurgia e della medicina popolare.

IL LUOGO DELL’ECOMUSEO
Preci è un castello di pendio costruito a 596 m. s. l. m. e risalente al secolo XIII, che si trova lungo la valle Campiana o Castoriana, nelle vicinanze dell’abbazia di sant’Eutizio, al cui feudo appartenne prima di entrare a fa parte del territorio del Comune di Norcia.
L’origine del suo nome è alquanto incerta, potrebbe derivare da praeceps ossia luogo a precipizio, o da preces ossia preghiera per la presenza della pieve o ancora per la sottomissione al potente Comune di Norcia, quest’ultima ipotesi è avvalorata dallo stemma comunale che raffigura il leone nursino che domina sopra la quercia, rappresentante Preci.Durante le lotte del secolo XVI il castello fu distrutto per ben due volte, ma la definitiva pacificazione con Norcia, avvenuta nel 1555, ne permise il restauro e ciò coincise anche con l’affermarsi dei chirurghi che operavano in diversi paesi d’Europa Preci fu comune autonomo, staccandosi da Norcia, solo nel 1814 in seguito alla restaurazione pontificia. L’insediamento arroccato è caratterizzato dalla presenza di numerosi palazzetti gentilizi, riferibili perlopiù ai secoli XVI e XVII.
L’antenna della Scuola chirurgica di Preci è situata all’interno dell’ex chiesa di santa Caterina, un edificio del secolo XIII, che conserva in facciata il portale romanico ed il campanile a vela della stessa epoca.
L’interno, più volte trasformato, conserva tracce di affreschi cinquecenteschi e l’altare barocco. Il piano superiore, già ex Monte Frumentario e Sala Consiliare del Comune, è destinato a spazi per incontri ed attività laboratoriali.
La scuola chirurgica ha attivato una particolare attenzione, che ancora resiste, per i saperi di medicina popolare e di conoscenza di rimedi fitoterapici.
Le attività laboratoriali sono pertanto rivolte alla ricerca nel campo della medicina popolare, indagando anche sugli aspetti magico-religiosi.
Altro aspetto delle attività laboratoriali è riservato al l ‘erbor is ter ia, or ientando l ‘at tenzione soprattutto nella ricerca, conoscenza ed utilizzo delle piante medicinali presenti nell’area della dorsale appenninica.
Di rilevante importanza fu nell’abbazia la grande biblioteca e la produzione di codici.
Gli “scriptoria” erano laboratori comuni dove amanuensi copisti e miniatori erano impegnati nella produzione di nuove opere e nella conservazione dei testi latini e greci.
La biblioteca rimase intatta in loco fino al 1605 quando l’abate Crescenzi, con l’approvazione di papa Clemente VIII, ne donò una parte alla Biblioteca Vallicelliana di Roma. Altri codici sono custoditi nella Pinacoteca di Spoleto, nell’Archivio Storico Diocesano di Spoleto e nella biblioteca dell’abbazia di Montecassino.
Nelle abbazie del medioevo sorsero le prime spezierie che col passare del tempo si trasformarono in officine farmaceutiche.
Ciascun monastero possedeva un “giardino dei semplici” cioè delle piante medicinali di base utili per curare le malattie più diffuse.

UN’ECCELLENZA LOCALE
L’ABBAZIA DI S. EUTIZIO

L’origine dell’insediamento è certamente di epoca romana, come lasciano supporre alcuni reperti; a partire dal secolo V vi si stanziarono alcuni eremiti siriani, che si insediarono nei ruderi romani e nelle vicine grotte naturali. Successivamente fu costruito un oratorio dedicato alla Madonna e furono scavate altre grotte che vennero utilizzate come abitazioni dei primi eremiti e monaci benedettini.
La chiesa ebbe un primo ampliamento in stile bizantino, quindi ne seguì un altro in stile romanico e da ultimo furono costruiti la cripta ed il presbiterio in stile gotico, mentre si venivano costruendo all’intorno gli ambienti monastici dei quali rimangono importanti elementi architettonici come le due eleganti bifore gotiche.
Alla fine del secolo XVI sia la chiesa che l’abbazia ebbero un grande rinnovamento edilizio, dovuto all’abate commendatario Giacomo Crescenzi: appartiene a questo periodo l’ardito campanile costruito a strapiombo su una roccia. La facciata della chiesa è romanica, in levigata cortina bianca, dove si aprono il portale lunettato ed il rosone con i simboli degli evangelisti. Nell’interno si stratificano stili architettonici ed elementi liturgici a partire dal paleocristiano per giungere al barocco.
Di rilievo il maestoso monumento sepolcrale dei santi Eutizio e Spes, al quale si riconosce una valenza terapeutica nell’attraversarlo carponi per la cura delle malattie delle ossa.

UNA ECCELLENZA TEMATICA
IL CHIRURGO BARONIO VINCENZI

Baronio Vincenzi fu un illustre medico ed un esperto chirurgo originario di Foligno, che in età avanzata si trasferì a Borgo Cerreto dove sposò Delia Nobili. A Borgo Cerreto, attiguo alla sua dimora, fece allestire un ospedale dove prestava la sua opera di medico e di chirurgo; inoltre fece realizzare la chiesa di Gesù e Maria, che divenne il mausoleo della famiglia e dove fu sepolto nel 1659. Nella cripta della chiesa, dove probabilmente sono ancora conservati i corpi del medico e della moglie, furono deposte, a più riprese, e almeno fino alla realizzazione del locale cimitero avvenuta dopo l’Unità d’Italia, numerose altre salme.
Le particolari condizioni ambientali locali hanno favorito la conservazione dei corpi con un processo di mummificazione naturale.
Nella cripta sono state rinvenute le testimonianze dell’attività anatomica del chirurgo: si tratta di alcuni crani che presentano tracce di trapanazioni, forse realizzate come esperimenti, uno dei quali presenta evidenti segni di rimarginazione, facendo pensare che l’individuo sopravvisse di molto all’intervento riuscito.
Le mummie ritrovate nella cripta della chiesa di Gesù e Maria di Borgo Cerreto sono conservate in alcuni locali annessi alla chiesa, dove un tempo il chirurgo Baronio Vincenzi aveva allestito un piccolo ospedale.
Il processo di mummificazione ha permesso la conservazione anche degli indumenti, dando una rarissima testimonianza del modo di abbigliarsi nei secoli passati.
La chiesa di Gesù e Maria fu edificata in stile tardorinascimentale all’interno del paese di Borgo Cerreto, con bel portale in pietra e campanile a vela a doppio fornice. Il Comune di Cerreto di Spoleto ha recentemente restaurato l’immobile per esporre e documentare l’attività del chirurgo Baronio Vincenzi.
Il fenomeno della mummificazione naturale trova la sua massima evidenza a Ferentillo.
Nella cripta di santo Stefano, nel sobborgo di Precetto, si sono conservate uno straordinario numero di mummie, probabilmente per la particolarità del microclima dei locali.
Il processo avveniva in maniera rapida, mantenendo così inalterati i tratti somatici e gli indumenti dei morti. Nella stessa cripta è stato allestito il “Museo delle mummie”.