Poggiodomo

Get Flash to see this player.

poggiodomoComune di Poggiodomo
Altitudine: 974 m s.l.m.
Superficie: 40,01 km²

Il Cardinale. L’evoluzione urbanistica del secolo XVII
Il Cardinale cui fa riferimento il tematismo è Fausto Poli, nato ad Usigni di Poggiodomo sul finire del secolo XVI. Questo prestigioso personaggio, segretario di papa Urbano VIII, testimonia un fenomeno socio-economico specifico del secolo XVII che ha improntato in maniera decisiva l’aspetto urbanistico e paesaggistico della dorsale appenninica umbra. Il secolo XVII è delimitato, in questa area montana, da due forti terremoti, quello del 1599 e quello del 1703, che stabiliscono l’inizio e la fine di questo periodo di forti trasformazioni, noto anche come reinfeudazione. I grandi aggregati urbani, sconvolti dalla crisi economica creata dai metalli preziosi provenienti dalle Americhe e dalle continue pestilenze, si spopolano a favore di queste aree montane, sicuramente più salubri, e dove si può investire nell’unico bene certo a prova di inflazione: la terra. L’arrivo di facoltosi personaggi, perlopiù oriundi, cambia l’aspetto di quasi tutti i paesi che costellano questa area: le antiche abitazioni si ristrutturano in palazzetti, altri se ne costruiscono ex novo, tutti improntati ad un gusto tardo rinascimentale. Gran parte delle chiese vengono ampliate, restaurate ed arricchite da opere d’arte in coerenza con i dettati del Concilio di Trento. Il fenomeno si riverbera anche sul miglioramento viario soprattutto nei collegamenti verso Roma. Il cardinale Fausto Poli, forte del suo prestigio presso il Vaticano, fu instancabile e munifico esponente di questo rinnovamento utilizzando architetti, artisti e maestranze che al tempo operavano presso la Fabbrica di San Pietro.

Le maggiori trasformazioni urbanistiche interessarono soprattutto i territori di Norcia, Cascia, Monteleone di Spoleto, Poggiodomo, Preci, Cerreto di Spoleto e Sellano. I centri storici di queste cittadine subiscono un profondo cambiamento di fisionomia che ne cancella quasi gli aspetti medievali. I successivi rifacimenti, quasi sempre dovuti a terremoti, hanno comunque mantenuto gli assetti urbanistici mutuati in questo secolo XVII.

Il rinnovamento edilizio del secolo XVII interessò gran parte delle chiese, che furono adeguate ai nuovi stili liturgici secondo i dettami del Concilio di Trento. Dalle famiglie nobili e borghesi furono realizzati numerosi altari che mostravano, con i loro arredi, la ricchezza e la potenza della famiglia.
La chiesa parrocchiale di San Procolo di Avendita di Cascia è un paradigma: altare maggiore, altari laterali, pale d’altare, ricchezza di arredi lignei, sono tutti segnali che testimoniano il grande ed improvviso mutamento socioeconomico.

IL LUOGO DELL’ECOMUSEO
Vallo di Nera è un castello fondato a seguito di una concessione della città di Spoleto nel 1217, nei pressi di un insediamento feudale preesistente denominato Flezano.
Si erge a circa 400 m. di quota s.l.m., sopra un colle a dominio della valle del Nera. Il toponimo è di derivazione incerta, forse riferito alla denominazione della sottostante valle o al vallum romano o alla definizione longobarda del bosco: vald.
Lo stemma attuale raffigura tre castelli riuniti e ricorda l’unione ottocentesca con i castelli di Meggiano e Paterno. L’impianto urbano è assai compatto, caratterizzato da un nucleo originario circolare, con una strada anulare pianeggiante e ripide risalite verso il fulcro centrale costituito dalla piazza di san Giovanni Battista, dal borgo quattrocentesco di santa Maria, ricompreso nella seconda cerchia muraria, e dal successivo borgo cinque-seicentesco dei Casali, sorto lungo le diverse strade di accesso al paese.
Tra le numerose vestigia medievali sono degne di nota molti tratti della cerchia muraria, il torrione principale ed altre torri lungo le mura, le due porte di accesso, alcune caratteristiche vie coperte denominate “Buchi”, le chiese e gran parte dei suoi edifici.
L’antenna di Vallo di Nera, in un suggestivo armadio della memoria, mette a disposizione del pubblico un ricco patrimonio di ricerche demo-etnoantropologiche, in particolare registrazioni d’epoca di canti e racconti popolari, e promuove, di concerto con l’Università degli Studi di Perugia, campagne di ricerca audio-visuali a testimonianza di fenomeni ancora esistenti.
Il centro promuove inoltre rassegne rivolte a scrittori che rielaborano l’antica tradizione orale della dorsale appenninica e laboratori di scrittura creativa.
La Casa dei Racconti è un centro di ricerca e documentazione sulla letteratura orale, situato nell’ex palazzo comunale di Vallo di Nera, edificio del secolo XV sorto sopra una delle porte di accesso del castello.
Il sottostante portico, antica sede del mercato, era anche un luogo di ritrovo degli abitanti, dove poter raccontare e farsi raccontare le storie. All’occasione era anche il luogo privilegiato per poeti e cantastorie.

UNA ECCELLENZA LOCALE
LA PROCESSIONE DEI BIANCHI

Nella chiesa di santa Maria di Vallo di Nera è raffigurato un episodio realmente accaduto alla fine del secolo XIV, che impressionò talmente gli abitanti del posto, tanto da spingerli a chiamare, per dipingerlo, un pittore di grido come Cola di Pietro da Camerino.
L’episodio è il passaggio a Vallo di Nera della processione dei Bianchi, un movimento penitenziale sviluppatosi in preparazione del secondo anno santo della storia, con l’intento di far fermare le lotte, promuovere preghiere e penitenze e far riconciliare fazioni e nemici.
L’affresco raffigura, come in un racconto, l’arrivo dei penitenti, provenienti da un lungo percorso iniziato dal nord Italia, vestiti con saio bianco e croci rosse sulle spalle e sul cappuccio, ed accolti dai frati francescani davanti alla chiesa di santa Maria, dove erano convenuti personaggi del posto con insegne che ancora sono conservate a Vallo di Nera. In primo piano campeggia il bacio della pace scambiato tra i due capifazione.
La chiesa di santa Maria è un edificio del secolo XIII, realizzato dopo l’arrivo dei frati francescani a Vallo, con uno stile che viene definito gotico francescano o moderato.
L’interno conserva una decorazione pittorica che riveste quasi tutte le pareti con cicli di affreschi che vanno dal secolo XIV al secolo XVII. Di particolare rilevanza è il ciclo pittorico dell’abside, con storie di Gesù, della Madonna e di san Francesco, realizzato da Cola di Pietro da Camerino e Francesco di Antonio di Ancona nel 1384.

UNA ECCELLENZA TEMATICA
LE LEGGENDE DEI MONTI SIBILLINI
La catena dei Monti Sibillini, con i Piani di Castelluccio, il Lago di Pilato e la Grotta della Sibilla, per la loro caratteristica morfologica e per la loro bellezza naturale, evocano una serie di miti e leggende che affondano le radici tra le popolazioni arcaiche.
I racconti si sono tramandati per secoli, di generazione in generazione, tra le popolazioni locali ed i pastori transumanti, che salivano verso questi monti per pascolare i loro greggi durante la stagione estiva.
Queste leggende sono anche entrate ufficialmente a far parte della letteratura epica cavalleresca, di carattere colto, in quasi tutte le nazioni europee, grazie a degli scrittori che in rima o in prosa l’hanno immortalate nei secoli XV e XVI.
La Regina Sibilla, incontrastata signora e padrona di queste montagne e di queste leggende, assume di volta in volta i tratti caratteriali di un’indovina classica, di una maga, di una dea pagana, di un’eroina barbara diabolica e lasciva, di una veggente cristiana. In questa veste viene quasi santificata ed è molto raffigurata nei cicli pittorici quattro-cinquecenteschi delle chiese locali, come rivelatrice delle promesse messianiche e annunziatrice della nascita della Madonna e del Salvatore.
Le “Fate” erano le ancelle e cortigiane della Regina Sibilla, che molto spesso scendevano nei paesi circostanti per ammaliare i giovani pastori del luogo, senza far capire che sotto la loro apparente bellezza nascondevano un aspetto demoniaco, dato dai piedi caprini, con i quali potevano rientrare velocemente nella loro dimora.
Una volta essendosi attardate con gli amanti a Castelluccio, per la fretta percorsero il fianco del Monte Vettore, tracciando quella che ancora oggi è chiamata la “Strada delle Fate”.
Il “Guerin Meschino” è un personaggio dell’epica cavalleresca immortalato da Andrea di Barberino in un poema del 1510, in cui si raccontano tutte le sue vicissitudini alla ricerca dei propri genitori, che lo conducono da Costantinopoli alla Grotta della Sibilla.
Ne “La battaglia del Pian Perduto”, poema popolare noto tra i pastori delle montagne della dorsale appenninica, vengono raccontate in versi le gesta degli eserciti Vissano e Nursino per la supremazia del Piano di Castelluccio, tuttora diviso fra i due comuni di Norcia e Visso.
Vincente, in quel caso, fu la strategia dei vissani che misero in campo le più avvenenti fanciulle del posto e disorientarono così i nursini, tanto da fargli perdere la battaglia e quella parte di Piano ancora oggi denominato “Perduto”.
Il Lago di Pilato prende il nome dal procuratore romano Ponzio Pilato, reo per i cristiani di aver lasciato mettere a morte Gesù Cristo, lavandosi le mani per la sua ultima sorte. Il suo cadavere, trainato da buoi, fu scaraventato in fondo al lago e per questo motivo è diventato luogo magico per incontri e convegni di maghi e negromanti.