Foligno

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folignoComune di Foligno
Altitudine: 234 m s.l.m.
Superficie: 263,77 km²

Gli opifici idraulici. L’acqua come forza motrice
L’acqua come forza motrice e come risorsa produttiva rappresenta un progetto di archeologia industriale che si sviluppa nella parte montana del Comune di Foligno toccando le diverse località della valle del Menotre. In questa zona infatti si rintracciano, importanti testimonianze della lenta ma progressiva evoluzione, nel corso dei secoli, degli antichi cicli produttivi e dei macchinari utilizzati che hanno reso possibile la nascita di opifici idraulici. Le attività di gualchiere, cartiere, molini da olio e da grano, tintorie, concerie, lanifici, cotonifici, falegnamerie, fonderie, ecc…, che si sono insediate lungo il corso del fiume in un vasto arco temporale che va dal secolo XII fino ai giorni nostri, erano dipendenti dall’acqua che, inizialmente, azionava motori semplici come la ruota idraulica. Lo sfruttamento dell’acqua sul finire dell’Ottocento ha poi un altro tipo di finalità, strettamente legata alla produzione di energia elettrica: ciò spiega il sorgere nell’area di piccole centrali idroelettriche che consentirono e ancora oggi permettono la produzione di questa preziosa energia.

L’andamento ripido del corso dell’acqua del fiume Menotre e i continui salti e dislivelli fanno si che l’acqua acquisti una notevole energia cinetica che è in grado di svolgere un lavoro: può muovere le pale di un mulino, di una ruota idraulica o turbina. Questa naturale energia era conosciuta fin dall’antichità, ed infatti fin dall’antichità l’intera valle era fortemente antropizzata anche per contiguità con l’antica “Via della Spina” che metteva in collegamento l’Adriatico con il Tirreno, passando per Plestia, antica città romana, oggi Colfiorito.

Sotto il castello di Rasiglia sgorga una sorgente che raccoglie acque che provengono dall’altipiano di Verchiano, le “acque pagane” di un’antica leggenda, deviate dal loro naturale corso perché maledette. La ricchezza di acqua e un articolato sistema di opere di canalizzazione e di derivazione, invasi, piccole cascate e chiuse, fece si che si sviluppassero numerosi opifici, alcuni dei quali, quelli per la lavorazione della lana di proprietà delle famiglie Accorimboni e Tonti rimasero in attività fin al secolo XX. La maggior parte delle risorse idriche della Valle del Menotre, sono attualmente utilizate per l’approvvigionamento della città di Foligno.

IL LUOGO DELL’ECOMUSEO
RASIGLIA, SCOPOLI,PALE

La valle del Menotre costituisce la spina centrale di tutta l’area montana del territorio di Foligno. E’ una valle stretta, tra versanti boscati ed acclivi, segnata, in corrispondenza di Pale, da suggestive cascate immerse in una lussureggiante vegetazione e dominate dal Sasso di Pale, una montagna contrassegnata da un’impervia parete rocciosa, entro cui appare incastonato l’eremo di santa Maria Giacobbe.
La valle è ricca di testimonianze del suo precoce sviluppo manifatturiero risalente ai secoli XII e XIII, legato alla vicina presenza dei monaci benedettini dell’Abbazia di Sassovivo che valorizzarono, per scopi produttivi, la grande ricchezza di acque e sorgenti. Tracce di mulini, gualchiere, spesso trasformate in rinomate cartiere, appaiono sparse sul territorio A Rasiglia, Scopoli e Pale, come pure a Casenove, Serrone, Leggiana, Ponte Santa Lucia e Belfiore, tali manufatti sono ancora facilmente rintracciabili nel tessuto urbanistico ed edilizio.
Foligno, comune ove ricade la Valle del Menotre, è un importante centro commerciale ed industriale ed è la terza città dell’Umbria, posizionata al centro della Valle Umbra, alla confluenza dei fiumi Topino e Menotre.
Fu un insediamento prima umbro, poi romano e medievale, sede di libero comune e signoria, sotto lo Stato Pontificio fino all’Unità d’Italia.
Scopo principale dell’antenna ecomuseale della Valle del Menotre è quello di documentare la secolare utilizzazione dell’acqua come forza motrice, divenendo il volano dell’intera economia della valle.
L’antenna dell’ecomuseo degli opifici idraulici più di ogni altra privilegia gli aspetti naturalistici e della sostenibilità ambientale. Le attività laboratoriali trovano i suoi punti di visita e di informazione soprattutto a Rasiglia, a Scopoli e a Pale, anche se le attività sono diffuse in tutta la valle del Menotre, in un itinerario che mette in comunicazione i diversi aspetti e le diverse specializzazioni produttive.
Attenzione particolare di livello didattico è concentrata sull’utilizzo delle moderne turbine per la produzione di energia elettrica.
L’insieme delle attività laboratoriali e di ricerca è orientato alla rifunzionalità dell’energia idrica in sintonia con le volontà imprenditoriali espresse dal territorio.

UNA ECCELLENZA LOCALE
LA PRIMA EDIZIONE DELLA DIVINA COMMEDIA

La cartiera più antica ed illustre del territorio di Foligno, riportata già nei documenti dell’abbazia di Sassovivo fin dal 1256 e citata come attività viva e funzionante nel 1371 è quella di Pale. I monaci di Sassovivo gestirono tale attività che successivamente passò alla famiglia dei Trinci, il cui stemma, due teste di cavallo opposte, compare nella filigrana della carta prodotta.
La cartiera non lasciò mai questi luoghi di produzione e, con l’invenzione della stampa e con il parallelo incremento della produzione cartaria, si estese anche nella sottostante Belfiore.
Una tradizione dura a morire vuole che la carta usata per la prima edizione della stampa della Divina Commedia di Foligno fosse stata prodotta nella cartiera di Pale.
Foligno può vantare la prima edizione a stampa della Divina Commedia di Dante Alighieri realizzata nel 1472 ad opera del tipografo Johanne Numeister di Magonza, che opera insieme ad Evangelista Angelini di Trevi, con la collaborazione, per quanto riguarda i punzoni da stampa, dello zecchiere pontificio Emiliano Orfini di Foligno.
Il Numeister, allievo di Peter Schoffer e di Johann Gutemberg, arriva a Foligno nel 1463, come copista di manoscritti, essendo fuggito dalla Germania dopo il sacco di Magonza del 1462.
La stampa della prima edizione della Divina Commedia si colloca in un periodo storico particolarmente felice sia dal punto di vista culturale che economico di Foligno, allora sotto l’illuminato dominio della signoria dei Trinci, aperta alle novità che giungevano da tutta Europa.
La presenza di cartiere nei territori circostanti, se non proprio a Pale sicuramente nella vicina Fabriano, che da tempo producevano carta eccellente, e la raffinata attività di orafi folignati crearono le condizioni perché proprio in questa località sorgesse una delle prime tipografie di cui si ha conoscenza.

UNA ECCELLENZA TEMATICA
IL MULINO DI BORGO PRECI

In località Borgo Garibaldi, ai piedi del centro storico di Preci, si trova un mulino idraulico perfettamente funzionante. La data 1808 incisa sull’impianto di molitura indica l’epoca di un rinnovo strutturale; nell’arco di volta di uno degli ingressi è inciso lo stemma dei Viola, nobile famiglia di Preci.
A memoria d’uomo questa struttura rappresenta il iù importante mulino del luogo tanto da comprendere una stalla per le bestie da soma che trasportavano le granaglie e delle stanze, poste al piano superiore, utilizzate come abitazione della famiglia del mugnaio.
Il sistema dei mulini ad acqua della Valnerina era molto vasto ed ogni insediamento ne contava almeno uno, caratterizzato dal sistema della pala orizzontale, denominata “a ritrecine”.
Questo tipo di mulino probabilmente originario delle zone montuose del Medio Oriente si diffuse nel corso di alcuni secoli in tutta l’Asia e l’Europa, restando sempre caratterizzato da un basso rendimento, da una grande diffusione e dall’utilizzo principalmente in zone dove l’acqua era poca, ma impetuosa.
Nei locali annessi al mulino sono collocati gli uffici e gli spazi espositivi della “Casa del Parco” istituita dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in cui è ricompreso gran parte del territorio comunale di Preci. Il “Vecchio Mulino” ospita anche un punto di informazioni turistiche.
Il sistema a pale orizzontali è costituito da grandi cucchiai di legno montati a corona su un mozzo collegato ad un albero verticale che attraversa la macina inferiore, fissa, in pietra, e trasmette direttamente il moto alla macina superiore, che è invece rotante e dal cui sfregamento si produce la macinatura.