Cascia

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casciaComune di Cascia
Altitudine: 653 m s.l.m.
Superficie: 181,09 km²

La devozione. Pellegrinaggio e culto popolare
I temi della devozione cadenzano l’intero ciclo dell’anno e quello della vita. L’antenna ecomuseale di Cascia trova questa specializzazione per il fatto di essere, da centinaia di anni, meta di devoti pellegrini che rivolgono a santa Rita richieste di grazie. La devozione si esplicita con manifestazioni collettive, appunto come il pellegrinaggio, le processioni, le celebrazioni e con momenti assolutamente intimi ed individuali, ma sempre legati ad una pratica che trova nella tradizione la propria liturgia. La devozione molto spesso implica l’offerta di un dono, alcune volte “propiziatorio” altre volte “per grazia ricevuta”. Gli oggetti devozionali raccontano in maniera sublime la consapevolezza delle scelte religiose, il sincretismo e la cultura materiale, che si esplicita nella scelta delle forme degli oggetti e della materia utilizzata. Fin dall’antichità il pellegrinaggio comportava anche il riportare nella propria dimora un ricordo del luogo sacro, molto spesso un elemento naturale raccolto nei pressi del santuario. Questa pratica ha nel corso del tempo sviluppato una vera e propria industria del “ricordino” prodotto, in maniera seriale, anche a notevole distanza dal luogo della devozione. Nell’epoca della globalizzazione gran parte di questi oggetti ricordo proviene dai nuovi luoghi di produzione, distanti sia nello spazio che nella cultura.

Molto viva è stata la pratica devozionale del donare ex voto figurativi nei quali veniva rappresentata la scena dell’evento tragico da dove emergeva, quasi sempre in un nimbo, il patrono che ha dispensato il miracolo della salvezza, accompagnato dall’acronimo PGR.(Per Grazia Ricevuta). Nel solco di questa tradizione, ovviamente con il linguaggio dell’arte contemporanea, si colloca l’ex voto di Yves Klein che si reca alla fine degli anni ’50 a Cascia e dona a santa Rita un cofanetto di plexiglass che sinteticamente racconta i suoi periodi artistici: il rosso, il blu e l’oro.

Caratteristica di ogni santuario è la presenza delle “bancarelle”, piccoli bazar stracolmi di oggetti devozionali , realizzati perlopiù in maniera industriale, secondo moduli standard che vengono adattati all’oggetto del culto locale.

IL LUOGO DELL’ECOMUSEO
La città sorge su di un colle in prossimità di un’ansa del fiume Corno, a quota 653 m. s. l. m., contornata interamente da rilievi montuosi, con una tipologia di castello di pendio.
Di origini italiche fu un importante centro romano, come documentato da numerose testimonianze archeologiche. Sin dal secolo XII, Cascia fu libero comune e batté moneta propria, in seguito fece parte dello Stato Pontificio, conservando tuttavia una certa autonomia amministrativa. I secoli XIV e XV furono funestati da diverse lotte interne e nel 1465 il papa Paolo III fece erigere sulla sommità del Colle di Sant’Agostino una poderosa rocca che per alcuni decenni tenne a bada le belligeranti fazioni della città; la rocca fu poi distrutta nel 1517 per ordine del papa Leone X, dopo essere stata espugnata dai ribelli. Cascia fu infine elevata, nel 1596, al rango di città dal papa Clemente VIII. Nello stemma è rappresentata una donna, che stringe nelle mani un giglio ed una serpe.
Santa Margherita è un importante complesso monastico benedettino, composto dalla chiesa e dal monastero, retto da monache fino al secolo XIX. Con l’Unità d’Italia passò alle proprietà comunali e fu impropriamente usato anche come mattatoio. Restaurato recentemente è stato destinato a sede della locale raccolta etnografica e dell’antenna dell’Ecomuseo. Nel corso del restauro sono venuti alla luce, nel coro monastico interno, i resti di un ciclo di affreschi del secolo XV, con le storie della santa titolare. Nella collezione etnografica di Giuseppe Bellucci, conservata presso il Museo Archeologico di Perugia, vi è un antico amuleto denominato “Diaspro di Cascia”, che testimonia l’antichità di questa vocazione territoriale. L’attenzione dell’antenna di Cascia è pertanto rivolta alla raccolta, catalogazione e riproposizione degli oggetti della devozione popolare, con una at tenz ione par t i colare, agli ex voto e all’oggettistica commerciale. L’attivi tà laboratoriale è concepita come ideazione di nuovi modelli degli oggetti della devozione, in sintonia con la cultura locale.
UNA ECCELLENZA LOCALE
I LUOGHI RITIANI
L’Umbria, nell’immaginario collettivo, è considerata terra di Santi, non tanto per la quantità pure considerevole di Santi e Beati di cui anche piccolissimi centri si fregiano di aver dato i natali, quanto piuttosto perché in Umbria sono nati rispettivamente san Benedetto, san Francesco e santa Rita. Rita da Cascia, nata a Roccaporena nel 1381 è la mistica taumaturga, alla quale da sempre si rivolgono i devoti perché interceda nei “casi impossibili”. Appartenente all’ordine Agostiniano, è il paradigma della condizione femminile, essendo stata sposa, madre di due figli a lei premorti, vedova, suora. Considerata donna di pace per aver perdonato gli uccisori del marito, ha un particolare ascendente nella vita famigliare. Fin dalla morte, avvenuta nel 1457, fu oggetto di appassionata devozione; nonostante ciò la sua canonizzazione ha avuto un percorso molto lungo: la beatificazione avviene nel 1628 per volontà di Urbano VIII già vescovo di Spoleto e del suo segretario cardinale Fausto Poli; la santificazione soltanto nel 1900 con la bolla promulgata da Leone XIII, fervente devoto di santa Rita già dal tempo in cui era vescovo di Perugia. Il corpo incorrotto della Santa, conservato in un’urna all’interno del Santuario di Cascia, attrae devoti e pellegrini da tutte le parti del mondo. Roccaporena, luogo dove santa Rita è nata, ha saputo conservare importanti testimonianze, segni, tracce della vita laicale della Santa. Su tutto spicca lo scoglio, luogo mistico di antica vocazione, dove Rita si ritirava in solitaria preghiera. L’aspetto paesaggistico ed evocativo di Roccaporena rappresenta un forte richiamo di pellegrini che devotamente ripercorrono l’itinerario ritiano. Particolare raccoglimento si pratica nel cosiddetto “Orto del miracolo”, dove si è soliti lasciare un segno della propria presenza, un fazzoletto legato alla statua della Santa morente o un bigliettino con la richiesta di grazia da conficcare nelle crepe della roccia.
Luogo ritiano per eccellenza è il moderno Santuario realizzato negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, affrescato da importanti pittori degli anni ’50: Ferrazzi, Filogamo, Ceracchini, Montanarini e Consadori; la sistemazione del presbiterio è di Giacomo Manzù, realizzata nel 1981, in occasione del centenario della nascita della Santa.
Nella Basilica inferiore si conservano con la Reliquia di un Miracolo Eucaristico, i resti del beato Simone Fidati di Cascia e della beata Madre Maria Teresa Fasce, grande promotrice del culto di santa Rita a partire dalla sua santificazione; in un ampio spazio attrezzato sono collocati migliaia di ex voto.
La Penitenzieria costituisce un itinerario penitenziale in quattro tappe, dall’accoglienza alla riconciliazione, ispirato alle nuove direttive penitenziali dettate dal Concilio Vaticano II. Mantiene l’originario aspetto l’annesso monastero, dove dimorano tutt’ora le suore agostiniane di clausura.
UNA ECCELLENZA TEMATICA
I SANTUARI TERAPEUTICI
I santuari terapeutici sono luoghi di culto dove, individualmente o in gruppo, ci si reca per ottenere guarigioni, per prevenire malattie e per propiziare la salute attraverso rituali, efficaci solo nel contesto del luogo. Molto frequentati e conosciuti nel passato, mantengono, soprattutto tra le popolazioni locali, la loro aurea di sacralità, per la presenza di edifici di culto, elementi naturali, reliquie e simulacri di santi.
Fra gli elementi naturali un posto di rilievo spetta alla presenza dell’acqua impiegata con funzioni terapeutiche come alla Madonna del Riparo, già Eremo di sant’Angelo, a Roviglieto (Foligno), alla Madonna delle Grazie a Rasiglia (Foligno), nell’edicola della Madonna di sant’Arcangelo a Trevi, a san Claudio di Serravalle (Norcia), alla Madonna della Peschiera di Preci, nella Grotta del beato Giolo a Forfi (Sellano) e nel convento di San Nicolò d’Acqua Premula a Sellano. La pietra costituisce un altro importante elemento di valore terapeutico: nelle abbazie di Sant’Eutizio a Piedivalle (Preci), di San Felice a Castel San Felice (Sant’Anatolia di Narco) e di San Pietro in Valle a Macenano (Ferentillo), nei santuario di San Salvatore a Verchiano (Foligno) e di San Paterniano a Cammoro (Sellano).
Singolare in questo variegato contesto è il caso di Cancelli (Foligno), dove la chiesa dei santi Pietro e Paolo fu costruita per celebrare la facoltà dei membri della famiglia Cancelli di guarire i malati di sciatica con l’imposizione delle mani. Questa facoltà terapeutica fu concessa, secondo una leggenda, alla famiglia Cancelli dagli stessi apostoli come segno di riconoscenza per l’ospitalità loro riservata, e fu più volte confermata da bolle papali e vescovili.
Il Santuario della Madonna di Rasiglia è posto sul confine tra le diocesi di Spoleto e Foligno ed è stato realizzato, nel secolo XV, a seguito del miracoloso ritrovamento nel fosso Terminara di una immagine della Madonna che in ginocchio adora il Bambino. Il Santuario, posto su una via di passaggio, è meta di devoti e pellegrini provenienti dai paesi circostanti, che in maniera rituale bevono e si aspergono con l’acqua della vicina sorgente.
Il santuario di san Paterniano, nel territorio di Cammoro di Sellano, è un eremo dove, secondo la tradizione locale, sostava il santo vescovo di Fano nei suoi spostamenti verso Roma. La chiesa, del secolo XVI, è coperta all’ingresso da un portico a trasanna sotto al quale è conservata una grossa pietra con le impronte delle ginocchia, del gomito e del bastone del santo, nelle cui cavità i fedeli, che vi si recano in pellegrinaggio nella giornata del 10 luglio e della domenica successiva, si inginocchiano per prevenire e curare le malattie delle ossa. All’interno della chiesa, sono conservati numerosi ex-voto appesi alle pareti, a testimonianza della grande venerazione verso il santo.